Scrivere (bene) su Substack
Vademecum in 20 punti (più uno fuori dal coro)
Scrivere per essere letti significa creare una relazione con chi legge. Vuol dire scegliere una postura e una voce. Oltre a un contenuto da condividere. Avere un’urgenza comunicativa.
Le persone - che seguo nella stesura dei loro libri o all’interno delle formazioni - mi chiedono: ma come si fa a scrivere bene?
Dovremmo domandarci: che cosa significa davvero scrivere bene? E qui, su Substack - che non è un blog tradizionale e vuole essere spazio di condivisione e fiducia - che vorrà mai dire scrivere bene?
Scrivere bene vale sempre e vale ovunque, forse qui, su Substack, c’è la possibilità di sperimentare una scrittura più originale, più estrema, magari; comunque più libera (lo speriamo davvero).
Allora, scrivere bene vuol dire “arrivare” agli altri. Di più: generare pensiero. Se la scrittura genera pensiero ha assolto uno dei suoi principali obiettivi (l’altro, il primo fra tutti, a mio avviso, è intrattenere, far trascorre buon tempo a chi legge).
Può essere utile un Vademecum? Ho pensato di sì. No, no, relax, non è un regolamento; è come quando un amico, un figlio, un parente parte per un viaggio e tu gli dici: portati questa mappa così almeno non ti perderai.
Dunque, ecco un
Vademecum in 20 punti (più uno fuori dal coro) per scrivere (bene) su Substack
1. Sapere perché si sta scrivendo
Perché sto scrivendo questo testo su Substack? Domanda fondamentale.
Per informare?
Per raccontare?
Per accompagnare?
Per condividere un’esperienza?
Per aprire una riflessione?
Per proporre un esercizio?
Per prendere posizione?
Una buona scrittura nasce quasi sempre da un’intenzione chiara. Se l’intenzione è confusa, anche il testo rischia di disperdersi.
2. Avere una promessa per chi legge
Quello che scriviamo dovrebbe contenere una promessa implicita: se resti con me fino alla fine, porterai via qualcosa. Non preoccupiamoci: non serve promettere soluzioni definitive, ma suggestioni, informazioni, idee.
Chi legge deve sentire che il testo ha un dono da offrire. Il mio, con questo articolo, è donare suggerimenti di buona scrittura da mettere in pratica.
3. Scegliere un tema preciso
Non cadiamo nella trappola di voler dire tutto in un articolo. Su Substack, invece, funziona molto bene la profondità su un punto preciso. Meglio non disperdersi e fare una scelta, magari anche tra i diversi argomenti che trattiamo nella nostra professione o che riguardano le nostre passioni. E se voi invece volete trattare di tutto un po’? Va bene, provate, poi fatemi sapere come va.
4. Costruire un titolo semplice, ma vivo
Il titolo deve essere chiaro, ma non piatto. Deve far capire il tema e, se possibile, aprire una tensione. Deve invitare e non spiegare tutto.
Esempi:
Prima di cambiare lavoro, scrivi questo
Le parole che non dici restano nel corpo
Il lavoro che fai ti assomiglia ancora?
5. Curare l’attacco
Lo ripeto alla sfinimento, da anni ormai: le prime righe decidono molto. Su Substack, l’attacco deve creare subito un contatto.
Si può partire da una scena, da una domanda, da una verità…
Esempio (condivido incipit che ho usato nei miei articoli):
“Ci sono giorni in cui il lavoro continua ad andare avanti, ma noi dentro ci siamo fermati.”
Oppure:
“Non sempre capiamo subito quando una parola ci ha feriti. A volte ce ne accorgiamo dopo, quando continuiamo a pensarci.”
L’incipit deve aprire una porta e invitare a entrare chi ha manifestato la volontà di leggerci.
6. Scrivere con chiarezza
Di sicuro avrete già sentito parlare delle 3 c della scrittura:
coerenza
correttezza
chiarezza
La chiarezza è super importante perché è davvero la prima forma di rispetto nei confronti di chi legge che deve seguirci senza fatica inutile.
7. Scegliere parole precise
Gustave Flaubert era sempre alla ricerca della parola giusta, le mot juste. “Il lettore deve essere servito come in un ristorante di lusso. E il servizio reso non deve far dire niente di sé. È a partire dalla parola che comincia il rapporto tra autore e lettore; ed è la parola che, alla fine, cristallizza e suggella tale rapporto”.
Anche Virginia Woolf riteneva che la ricerca della parola fosse compito principale e irrinunciabile di chi scrive.
Le parole non sono intercambiabili. “Disagio”, “stanchezza”, “vuoto”, “frustrazione”, “inquietudine”, “saturazione” non dicono la stessa cosa.
Scrivere bene significa ascoltare e scegliere la parola giusta.
La precisione crea fiducia. Chi legge sente quando una parola è scelta con cura.
8. Evitare le parole consumate
Alcune parole hanno perso forza perché sono state usate troppo e non sempre nel modo corretto, per esempio autenticità, resilienza, valore, crescita, trasformazione, consapevolezza (quest’ultima la uso spesso). Ma non vanno eliminate, perché dovremmo? Vanno riabitate.
Se usiamo una parola molto frequentata, dobbiamo restituirle valore e senso.
Non basta dire “consapevolezza”. Bisogna mostrare cosa accade quando una persona diventa consapevole di qualcosa.
9. Cercare originalità nello sguardo, non nell’effetto
L’originalità non consiste nel voler stupire a tutti i costi. Nasce da uno sguardo personale su qualcosa che tutti vivono.
Tutti parlano di cambiamento, pochi parlano del tempo interiore necessario per cambiare davvero. L’originalità è nel punto da cui guardiamo. E nel nostro unico sentire.
10. Dare al testo uno sviluppo narrativo
Anche un articolo saggistico ha bisogno di una narrazione. Deve partire da un punto, attraversare un movimento, arrivare a una trasformazione. Non dico nulla di nuovo, lo so, le storie sono così
Una possibile struttura:
una situazione iniziale riconoscibile;
una domanda o un problema;
un approfondimento;
un passaggio personale o culturale;
una proposta pratica;
una conclusione che lasci qualcosa aperto.
11. Alternare riflessione e concretezza
Un buon articolo Substack può essere profondo, anche filosofico, ma deve sempre rispondere a concretezza.
Se scriviamo una riflessione intensa, poi ci può essere una domanda che riporta “a terra”. Dopo una parte narrativa, è utile inserire un esercizio un esercizio legato a ciò che precede. Dopo un riferimento culturale, una ricaduta nella vita quotidiana.
La profondità ha bisogno di incarnarsi.
12. Inserire domande vere
Le domande sono uno degli strumenti più potenti della scrittura su Substack (e non solo su Siubstack, ma un po’ meno in narrativa dove rischiano di diventare domande retoriche), soprattutto quando il testo vuole creare relazione.
Devono essere domande vive, non certo decorative.
“Vuoi essere più consapevole?” funziona poco.
Meglio: “In quale momento hai iniziato a sentire che il tuo lavoro non ti corrispondeva più?”
13. Usare gli esempi
Gli esempi portano il pensiero nella realtà.
Se parliamo di lavoro, possiamo raccontare una riunione difficile, una e-mail scritta troppo in fretta, una conversazione evitata, un collaboratore che non trova parole per spiegare il proprio disagio.
L’esempio permette al lettore di sentirsi parte di quello che stiamo raccontando.
14. Portare riferimenti culturali senza appesantire
I riferimenti culturali sono preziosi, ma non devono diventare ornamento o dimostrazione di sapere. Un libro, un autore, una citazione, un’immagine letteraria devono entrare quando servono davvero al testo.
15. Non avere paura della propria esperienza
Su Substack, la voce personale conta molto. Non significa parlare sempre di sé, ma permettere alla propria esperienza di conferire verità al testo. Si chiama anche autorevolezza.
Una frase come “me ne accorgo spesso nei percorsi di scrittura” o “ho visto molte persone arrivare a questa domanda” crea fiducia, perché mostra che chi legge può fidarsi di noi e del nostro percorso (certo, poi ci vogliono i fatti, il curriculum, le presenze).
16. Curare il ritmo
Il ritmo è una delle componenti più sottovalutate della scrittura. Non ci si pensa. Ecco perché spesso scriviamo testi monotoni. Che cosa si può fare per ovviare?
Frasi lunghe e brevi possono alternarsi.
I paragrafi non devono essere blocchi troppo densi (no ai muri di testo).
Alcune frasi possono restare da sole, quando meritano spazio.
Il ritmo è la musicalità della scrittura.
17. Tagliare ciò che non serve
Scrivere bene significa anche (io direi: soprattutto) togliere.
Una frase bella ma inutile indebolisce il testo. Un inciso di troppo confonde. Una ripetizione non voluta stanca.
La revisione, l’editing, è il momento in cui il testo trova la sua vera forma.
18. Rileggere ad alta voce
La lettura ad alta voce rivela: vengono fuori le frasi troppo lunghe, passaggi faticosi, ripetizioni, paragrafi poco chiari.
Se una frase non si lascia leggere bene, non scorre, va riscritta.
La voce è un ottimo editor, non ho dubbi. Meglio ancora se fate leggere ad altri i vostri scritti e voi ascoltate.
19. Chiudere senza chiudere troppo
La conclusione di un articolo Substack non deve per forza “risolvere” tutto. Può lasciare una domanda, un invito alla scrittura, una piccola pratica.
Esempio:
“Prima di chiudere questa pagina, prova a chiederti: qual è la parola che oggi manca al tuo lavoro?”
20. Ricordare che la scrittura è relazione
Su Substack non scriviamo nel vuoto. Scriviamo a qualcuno. Anche quando non sappiamo chi leggerà, possiamo immaginare una presenza dall’altra parte.
Cambia tutto. Ci aiuta a non essere freddi, a non essere astratti, a non scrivere solo per dimostrare. Scriviamo per incontrare.
La scrittura resta una forma d’arte
Non è proprio il ventunesimo punto, è un punto in più, ma fuori dal coro.
Dopo tutte le regole, le attenzioni, le tecniche, bisogna ricordare una cosa fondamentale, in cui io credo tanto: la scrittura resta una forma d’arte.
E come ogni arte ha bisogno di metodo, certo. Di esercizio e di studio. Ma ha bisogno anche di libertà. Di rischio. Spazio per intuizioni improvvise. Quella parte imprevedibile che nessun vademecum potrà contenere e trasmettere.
Scrivere bene su Substack non vuol dire addomesticare la propria voce per renderla più efficace o più piacevole. Significa conoscerla meglio, allenarla. Ripulirla dove serve. E lasciare che si esprima.
Un testo può essere chiaro, utile, ben costruito. Ma ciò che lo rende memorabile è altro. Che cosa? La presenza di chi l’ha scritto e il suo desiderio di raggiungere gli altri.
Non si può programmare tutto, seguire sempre le regole.
Certe volte è utile sedersi davanti alla pagina e restare in ascolto.
Poi, scrivere.





Ottime riflessioni, sia per chi le conosce già, sia per gli altri
Stimolante e ben strutturato. Utilissimo, Grazie!